L’importanza dei ponti, da Mostar a Bolzano

di  Ginevra Geronazzo, Chiara Pellegrini, Eleonora Santeroni

Quando un ponte crolla le persone si allontanano, e i loro sentimenti cadono con le pietre, iniziano così a costruire muri di odio che dividono e non fanno ragionare.

È quanto accaduto a Mostar, piccola città della Bosnia Erzegovina, dove un ponte che univa persone diverse è stato bombardato.

Al suo posto sono stati costruiti muri per dividere la gente, muri simbolici per allontanare persone di religioni diverse che fino a poco tempo prima convivevano senza alcun problema.

Ponti e muri sono opposti simbolicamente. I ponti invitano a passare e incontrarsi. I muri chiudono e dividono. Bisogna fare una guardia speciale ai ponti. I ponti fanno invidia a quelli che sanno solo costruire muri, dividere popoli, dichiarare guerre. I ponti non si possono costruire solo con la pietra, ma anche con il cuore. Per tenere in piedi un ponte bisogna andare d’accordo e conoscersi meglio.

La difficile convivenza nell’Alto Adige

C’è stato un periodo in cui anche in Alto Adige i ponti sono stati pericolanti perché le persone di lingua tedesca e quelle di lingua italiana non andavano d’accordo. Le ragioni di questo disaccordo cominciano con la fine della Prima guerra mondiale, nel 1918, quando l’Alto Adige – regione storicamente di lingua e cultura tedesca – diventò parte dello stato italiano. Gli abitanti si ritrovarono così in uno stato di cui non sapevano né la lingua, né le leggi.

A peggiorare le cose ci pensò il fascismo, fece sprofondare l’Italia nella dittatura. Alla minoranza tedesca fu impedito di usare la propria lingua e molti vennero cacciati dal posto di lavoro.

Finita la Seconda guerra mondiale tornò la pace, ma non del tutto: fra italiani e tedeschi c’era ancora rancore e sfiducia. Alcuni abitanti di lingua tedesca decisero allora di prendere le armi convinti così di far valere i propri diritti. Dal 1956 al 1988 ci furono 361 attentati terroristici in Alto Adige, causando 21 morti e 57 feriti.

C’era diffidenza, paura dell’altro, a volte anche odio. La violenza ama i muri e questi terroristi volevano che un muro dividesse italiani e tedeschi. Ma non ci riuscirono. E se non ci riuscirono fu perché, pian piano, tutti compresero che i muri non servono e che bisognava costruire ponti tra la comunità tedesca e quella italiana. Uno dei primi a capirlo fu Alexander Langer. Lui capì che bisognava costruire ponti tra le persone e “saltare i muri”: molti giovani lo seguirono nelle sue battaglie.

Alexander Langer, costruttore di ponti

Alexander Langer fu un famoso autore e politico altoatesino, morto suicida nel 1995. Fu tra i primi ecologisti d’Europa. Langer fu uno dei primi capire che bisognava costruire dei ponti tra la comunità tedesca e quella italiana. Per ricordarlo è stato dato il suo nome ad una scuola aperta il 1° settembre 2014 in piazza Montessori nel quartiere Firmian a Bolzano, la Scuola primaria “Alexander Langer”. Una scuola che non è né italiana, né tedesca, ma è una scuola di tutti e per tutti.